Sostenibile...a chi?

E’ da tempo che pensavo di scrivere un post sul tema della sostenibilità e del turismo sostenibile a me molto cari. Forse arrivo in un momento in cui tutti, e molti più autorevoli di me, ne parlano.

Tema caldo, soprattutto dopo due anni di pandemia e in farse di attivazione del PNRR. Persino la BIT di Milano (la principale manifestazione sul turismo in Italia) ha scelto questo tema come focus.


Il concetto di sostenibilità non è nuovo, risale almeno ai primi anni ’90 del secolo scorso, con la nascita in Europa e persino in Italia dei movimenti Verdi basati sulla necessità della salvaguardia del nostro pianeta e la ricerca di nuove forme di sviluppo. Si trattava di una minoranza di “cassandre” osteggiate dal potere economico e politico. Poi con il nuovo millennio nel nostro Paese queste tematiche sono state un po’ abbandonate (tanto che un Partito dei Verdi è addirittura sparito).


Ma sappiamo in realtà cosa significa sviluppo sostenibile?


E’ spesso rappresentato come la ricerca di un equilibrio tra tre poli: Economia, Solidarietà sociale, Ambiente. In francese si traduce con il termine durable che rende meglio l’idea.


Lo sviluppo sostenibile soddisfa i bisogni della generazione attuale senza compromettere le possibilità delle generazioni future di soddisfare i loro.


Per uno sviluppo sostenibile, dunque, bisogna uscire da una mera logica del profitto e passare a considerare la contemporaneità dei tre valori di base. Con al centro l’uomo e l’ambiente.


I tre elementi non sono esaustivi, oggi è necessario pensare allo sviluppo sostenibile quasi a 360°, in maniera olistica perché è diventato un mindset che coinvolge tutti gli aspetti della nostra vita. Sono le nuove generazioni che lo chiedono.

La transizione a questo diverso modello di vita e di lavoro non sarà né breve né facile. Il PNRR è una grande opportunità che non dovremo sprecare.


Ma torniamo al turismo, i più definiscono il turismo sostenibile come quello che soddisfa il bisogno di natura e autenticità dei viaggiatori…, troppo semplice!


Per l’International Ecotourism Society la sostenibilità nel turismo è quella di “un viaggio responsabile nelle aree naturali che preserva l’ambiente e migliora il benessere delle popolazioni locali”.

Potremmo anche usare anche il motto di Alastair Fuad-Luke, autore del libro “Eco-travel handbook”, uscito qualche anno fa, ed esperto di stili di vita sostenibili, che afferma che “l’ecoturista è un viaggiatore che ama divertirsi, non distruggere“.


Intanto le altre definizioni si sprecano:

· Ecoturismo, appunto per il quale i prodotti turistici sono concepiti con particolare attenzione alla natura e alla sua salvaguardia;

· Turismo Etico, per non saccheggiare i luoghi di villeggiatura, non considerare gli abitanti come animali in uno zoo, rispettare i costumi, la religione e i luoghi sacri;

· Turismo Solidale, a sostegno di progetti di sviluppo di alcune aree particolarmente fragili o sfavorite;

· Turismo Integrato, dove i servizi turistici sono integrati nel territorio di accoglienza;

· Turismo Consapevole o Promadic.


Promadic viene da Promad “Progressive nomad” ossia “nomade progressista” ed è una recentissima definizione coniata dai ricercatori di “Design Hotel” e di The Future Laboratory”, autori delle studio su questa nuova tendenza. Rappresenta un modo molto preciso di viaggiare all’insegna della consapevolezza della crisi climatica supportando nel contempo le comunità ospitanti, quindi un approccio alternativo ed eco-consapevole al modo di viaggiare.


Questa propensione al nomadismo era già presente nelle tendenze di viaggio di Pinterest per il 2021 vista come il nuovo lusso.

“Là fuori c'è un mondo che ti aspetta. Che tu voglia lasciarti sbalordire dal fascino del firmamento o circondarti di fiori colorati, la natura è sempre un toccasana. Nel 2021, le persone pianificheranno viaggi in mezzo al verde e avranno voglia di cedere la propria casa in città per una capanna nei boschi, magari continuando a lavorare da remoto…”


Si inseriscono nel filone del turismo sostenibile e green, altre forme come il cosiddetto turismo lento, quello dei cammini, dei borghi, dell’outdoor e della mobilità alternativa. Quest’ultimo si basa sull’uso di biciclette, canoe, barche e dei mezzi pubblici in genere, dove talvolta la voglia di praticare un’attività sportiva all’aria aperta prevale sul rispetto dell’ambiente naturale.


E’ la rivincita dei territori minori di quelli meno conosciuti, fuori dalle rotte classiche del turismo, o lungo percorsi abbandonati, anche se solo a pochi chilometri dalle grandi città e dalle principali destinazioni turistiche. È la scoperta della montagna e dei laghi, della villeggiatura in campagna, oppure ancora del ritorno ai luoghi d’origine (dimenticati) di molte famiglie che vivono da generazioni all’estero o nelle grandi città italiane. È il Turismo del ritorno, delle radici o genealogico.

Un turismo comunque lontano dagli assembramenti di massa e dall’overtourism. Ma attenzione a non ricadere in questa trappola.


E' quello abbiamo visto in effetti, in dosi omeopatiche, nell'estate del 2021 abbinato ad una grande richiesta di sicurezza.


Non dimentichiamo che sostenibilità nel turismo significa anche il rispetto e la salvaguardia dei lavoratori del settore, spesso stagionali, precari e sotto pagati e il rispetto delle popolazioni ospitanti che devono avere un ritorno economico adeguato.


Per avviare un turismo veramente sostenibile è necessario che tutti vengano coinvolti e che ciascuno faccia la sua parte: il territorio per primo adottando politiche adeguate di economia circolare, risparmio energetico, rispetto dell’ambiente, mobilità sostenibile ma anche le strutture ricettive, ciascuna con piccole buone pratiche, ma anche i turisti (o viaggiatori) che lasciano un forte impatto. Pensiamo solo al consumo dell’acqua e alla gestione dei rifiuti!


Quindi quando si progettano piani e attività volte allo sviluppo turistico su qualsiasi territorio, bisogna fare rete partendo dal coinvolgimento dei locali.

I trasporti funzionanti e i servizi alla persona di livello qualificano un territorio, favoriscono il turismo e fanno bene alla popolazione locale.


Un altro aspetto riguarda l’urbanistica che deve uniformarsi alle nuove esigenze. Tempo fa ho letto un’intervista al Sindaco di Rimini, il quale definiva la sua città arrugginita, non più adatta ad accogliere i moderni viaggiatori. In particolare si riferiva al fatto che ci sono troppi piccoli alberghi che avrebbero bisogno di essere rinnovati ma non hanno le possibilità economiche, molti di questi hanno chiuso creando una vera desolazione nel paesaggio urbano. Meglio sarebbe allora che alcuni di questi si unissero in modo da creare strutture più grandi, provviste di piscina, centro wellness, ampi spazi all’aperto, ecc, altrimenti l’alternativa sarebbe quella di raderli al suolo.


Da anni opera in Italia l’AITR - L’Associazione Italiana Turismo Responsabile - che offre approfondimenti sul tema e anche interessanti linee guida per il turista ma anche per chi accoglie, con sue Carte Etiche.

https://www.aitr.org/le-carte-aitr-di-turismo-responsabile/


Ultima riflessione. Ma chi misura il livello di sostenibilità di una destinazione turistica o di un albergo o di un’attrattiva turistica in essa incluse?


Niente paura! Ora The Data Appeal Company in collaborazione con esperti e professionisti ha creato il Destination Sustainability Index che, grazie ad un algoritmo specifico misura l’efficacia delle azioni intraprese per rendere una destinazione più ecologica, inclusiva e quindi sostenibile.


l DSI ha l’obiettivo di monitorare lo stato di sostenibilità delle destinazioni in linea con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) adottati dai membri delle Nazioni unite secondo l’Agenda 2030, delle proposte enunciate dal WTO per la misurazione della sostenibilità turistica e del set di dati indicati del Sistema Europeo di Indicatori del Turismo (ETSI).

Ad oggi il Destination Sustainability Index è in grado di misurare i tre aspetti fondamentali della sostenibilità turistica aggiungendone un quarto, ovvero la governance.

La governance riguarda la gestione delle politiche rivolte a promuovere la sostenibilità ambientale e culturale delle imprese e dei locali; il coordinamento e la promozione di iniziative per mantenere il turismo in un alveo sostenibile.


Il recente conflitto tra Russia e Ucraina ha sparigliato tutte le carte e non sappiamo ancora quali saranno tutte le ripercussioni a livello politico, sociale e turistico. Una cosa è certa: la guerra non ha nulla di sostenibile.



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